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eccoci di nuovo a voi alle soglie dell’anno
del Signore 2019. Un anno importante quello
che si sta per aprire. Il nostro augurio è che lo sia per voi tutti,
per le vostre famiglie, per le vostre attività di tutti i giorni.
Lo sarà sicuramente per tutti noi Amici.
Il 7 gennaio 2019 sarà, infatti, il 175° anniversario della nascita
di Bernadette; il 9 gennaio del 1844 ricevette il Battesimo.
Il 16 aprile penseremo al 140° anniversario della sua morte.
Vogliamo quindi indirizzare la riflessione sintonizzando in questo
anno la nostra vita di cristiani sul tema pastorale che il Santuario
ha scelto, traendolo dal Vangelo secondo Luca (6,20) per il 2019:
"Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio". (sottotitolo:
"Non le prometto di renderla felice in questo mondo, ma nell'altro").
La mistica francese, poetessa, assistente sociale e – dal 26
gennaio 2018 - proclamata “venerabile” (primo passo verso la
canonizzazione) da Papa Francesco che ne ha riconosciute le
virtù eroiche, Madeleine Delbrêl scriveva: “Essere poveri non è
interessante, tutti i poveri sono di questa opinione. Li comprendiamo,
a nessuno piace essere povero. Ciò che è interessante
è possedere il Regno dei Cieli. Ma solo i poveri lo possiedono”.
La questione infatti non è canonizzare uno stile di vita, che può
solo significare uno stato di disgrazia subita, o incarnare una
grazia particolare. "Essere poveri non è interessante"...
Né vogliamo nemmeno idealizzare la parola dei poveri: la loro
testimonianza ci offre un'eco del Vangelo; ma potremmo rimanere
in un’ammirazione senza seguito e senza un vero cambiamento,
senza una vera conversione del cuore e della vita.
Ma l’obiettivo che vorremmo suggerire per il 2019, così come
Maria lo ha proposto a Bernadette, è seguire un cammino di
Pasqua, poter morire nella vecchia vita per scoprire la vera vita,
la vera felicità. Dobbiamo, ovviamente, ascoltare ed anche impegnarci.
Chi è stato pellegrino a Lourdes sa che un pellegrino non
può tornare a casa così come ne è partito. Ciò presuppone che,
gradualmente, si lasci spogliare, sgombrare, impoverire, per aprirsi
alle ricchezze del dono di Dio.
Leggiamolo tutto il brano delle Beatitudini del Vangelo secondo
Luca (Lc 6,20-26) da cui è tratto il tema del Santuario di quest’anno.
Una prima riflessione: secondo Luca, Gesù guarda i suoi discepoli
e pronuncia le Beatitudini: sono i suoi seguaci ad essere poveri,
affamati, derisi, piangenti e il Signore li invita ad essere beati.
Non beati perché sfortunati, Gesù non afferma una felicità intrinseca
alla disgrazia! Gesù dice: se malgrado tu sia triste, perseguitato,
affamato, poni la tua fiducia in me, sei beato, perché hai colto
l'essenziale. Luca aggiunge una serie inquietante di guai: guai ai
ricchi, ai sazi, ai gaudenti. Gesù non condanna la ricchezza in sé,
solo ammonisce a non lasciarci ingannare: la ricchezza e la sazietà
non mantengono la promessa di felicità che fanno. E lo vediamo
– tragicamente – intorno a noi: persone che ci vengono proposte
come modelli di realizzazione, grandi industriali, ricche pop-star
che il più delle volte manifestano disagio e – malgrado abbiano
tutto ciò che immaginiamo essere essenziale alla felicità – galleggiano
in un’esistenza di frustrazione ed eccesso.
Questo abbandono fiducioso in Dio, ai tempi di Gesù si era
focalizzato nell’attesa della venuta redentrice del Messia, l’Inviato
definitivo di Dio, il Cristo… E in Maria la speranza dei "poveri" di
tutto Israele trova il suo compimento: l’umile figlia di Sion ne è
consapevole quando scioglie il canto del Magnificat, rivolgendosi
a Dio che “ha rivolto lo sguardo alla bassezza e all’umiliazione
della sua serva” (Lc 1,48).
Per il profeta e rabbi di Nazareth, questi poveri erano i primi
destinatari del Vangelo, della buona notizia del regno di Dio che
egli annunciava (cf. Mt 11,5-6; Lc 4,18): venuto per narrare a ogni
essere umano il volto di Dio (cf. Gv 1,18), Gesù ha vissuto quale
“mite e umile di cuore” (Mt 11,29) e ha testimoniato il regno dei
cieli vivendo in prima persona un’esistenza colma di senso. Egli,
infatti, aveva una ragione per la quale valeva la pena spendere
la vita, fino alla morte: la libera scelta di amare tutti gli uomini suoi
fratelli, persino i nemici.
Nel discorso della montagna, nella beatitudine che riguarda i
poveri il Signore sceglie non a caso le parole: “perché di essi È
- non "sarà" - il Regno dei Cieli”. E da qui il secondo motivo di
riflessione, con voi, Amici. Abbandono in Dio e difesa del debole
sono gli spazi autentici in cui “Dio regna” già ora, non in un futuro
di là da venire. Qui occorre però fare una precisazione decisiva,
al fine di sgombrare il campo da un diffuso equivoco.
La povertà vissuta e annunciata da Gesù - lui che è l’uomo delle
beatitudini – come abbiamo già detto non è un mancare di tutto
(non si troverebbe mai il fondo!), non è miseria o indigenza, ma
è una rinuncia a possedere per sé: ciò che si ha e si è va
sempre condiviso con gli altri; ciò che si ha e si è non va considerato
come un privilegio, come un titolo di successo o di potere, ma è
un dono che ci viene da Dio e occorre condividerlo, senza
trattenerlo per sé... Non lo si ripeterà mai abbastanza: il vero
nome della povertà vissuta da Gesù Cristo, e dunque della povertà
cristiana, è condivisione. Non elemosina. Non “ospitalità” improvvisata,
ma accoglienza vera che è condivisione di spazi e di vita
concreta. Che mira all’integrazione. Che richiede attenzione e
condivisione di intenti e di progetti con tutte le persone e con il
luogo dove si realizza. Accoglienza che condividendo riesce a
intavolare un dialogo costruttivo con i nostri ambienti, con tutti i
settori della nostra società. Che deve cercare di superare pregiudizi
e paure, facendo crescere la conoscenza e la relazione tra le
persone. Condivisione che è pazienza, dolcezza, positività. Umiltà
nel nascondimento dei meriti e forza “messa in circolo” nel
superamento delle difficoltà.
E la croce come esito di una vita vissuta nella giustizia rivela la
povertà vera di Gesù, la sua condivisione totale della nostra
esperienza: nessuno a difenderlo, nessuno a sostenerlo, come
un uomo che non conta nulla per il potere e per la gente, un uomo
solo e povero come il Servo sofferente di cui parla il Profeta Isaia,
come il giusto povero che nei Salmi può unicamente gridare a
Dio, affidandogli tutta la propria vita!
Non la tomba offertagli da un ricco notabile, non gli inviti ricevuti
da uomini ricchi, non i banchetti con i peccatori manifesti hanno
ferito ed infangato la sua povertà o l’hanno contraddetta. Sì, Gesù
è stato “il povero del Signore”, dalla nascita fino alla morte: è stato
libero come può esserlo solo chi è povero nel cuore; è stato
capace di accogliere le umiliazioni, sottomettendosi per amore a
tutti coloro che incontrava, senza rispondere alla violenza con la
violenza, ma continuando sempre a vivere nell’autentica, profonda
povertà.
Investiamo bene, Amici: anche il dolore più grande, la fatica più
insopportabile possono essere ricondotti nel cuore di Dio e –
davvero – possiamo sperimentare la tenerezza del discepolato
non scordando che la nostra povertà è la nostra ricchezza, il
nostro bisogno e la nostra gioia è nella relazione con l'altro.
Il “camminare insieme” - soprattutto fare un pellegrinaggio insieme
- ci fa vivere l’esperienza sui passi di Maria e di Bernadette. Quante
volte lo abbiamo sentito (ma è sempre bello ripeterselo): quando
Bernadette parla delle apparizioni dice: Mi guardava come una
persona che guarda un'altra persona”. La grandezza del fatto
di essere riconosciuto, di scambiare, di condividere la mia sofferenza
con gli altri. Solo così vediamo la gioia negli occhi degli altri.
Quando ci lasciamo guardare insieme dal Cristo, diventiamo
poveri come lui e implorando l'amore del Padre ringraziamo per
la vita che abbiamo ricevuto. Il servizio ai poveri è quindi una
condivisione fraterna della vita stessa di Gesù, nostro fratello, il
Figlio primogenito. La nostra esistenza diventa il luogo della nuova
alleanza tra Dio e l'uomo in Cristo.
Bernadette impartiva alla sua famiglia questa lezione di morale
quando ha chiesto: "A condizione che non diventiate ricchi!" Ha
aperto loro l'orizzonte che lei stessa aveva contemplato nella
Grotta, quell’ altro mondo che ha bisogno solo del nostro sì per
far sgretolare il nostro guscio, per dischiuderci alla luce di Dio.
La povertà materiale, oggi, sta provocando lo spostamento di
interi popoli. La povertà spirituale, talora, induce i giovani a
scegliere la morte. La miseria subita è umiliante e disumanizza.
La ricchezza che rifiuta la condivisione, degrada e corrompe. Il
Vangelo non promuove la rivoluzione sociale, ma rivoluziona
solamente i cuori. Il maestro si fa schiavo e lava i piedi ai più
poveri. A Lourdes, persone che potremmo definire "ricche" portano
la barella dei disabili, che chiamano "i signori malati". Non è un
semplice capovolgimento della situazione, i due si scoprono fratelli,
amati dallo stesso Padre, animati dallo stesso cuore.
Lourdes, fin dall'inizio, ha provocato questa rivoluzione dei cuori.
Noi lo sappiamo!


Marco e Federico, diaconi

 

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